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Testimone privilegiata di un’epoca irripetibile e definitivamente tramontata, Varvàra Dolgorouki decide, all’età di 88 anni, di scrivere su alcuni quaderni di scuola, con una penna stilografica, i suoi ricordi di quei giorni che hanno fatto la Storia.
Testimone privilegiata di un’epoca irripetibile e definitivamente tramontata, Varvàra Dolgorouki decide, all’età di 88 anni, di scrivere su alcuni quaderni di scuola, con una penna stilografica, i suoi ricordi di quei giorni che hanno fatto la Storia.
Raccontando le vicende della sua famiglia, l’Autrice ci offre di riflesso una descrizione a tutto tondo di una casata tra le più longeve d’Europa, i Romanov, che, senza farsi mancare il necessario corredo di stravaganze, eccessi di ogni sorta e brutalità degne di un dramma shakespeariano, indispensabile coordinato disposto di uno stile di vita inimitabile, ha finito per incarnare nell’immaginario simbolico moderno l’essenza stessa dell’Assolutismo. I suoi diari di ven tano così, quasi senza volerlo, una testimonianza preziosa per comprendere le dinamiche che regolano la vita della Corte, un microcosmo retto da leggi proprie, tese a governare una struttura sociale rigidamente verticalizzata che ha nella figura dello zar il proprio fulcro.
La principessa Varvàra Aleksandrova Dolgorouki (1885-1980), discendente di una delle più illustri casate russe e imparentata con lo Zar, fu damigella di corte dell’imperatrice Aleksandra Fëdorovna Romanova. Costretta all’esilio dalla Rivoluzione d’Ottobre, dopo alcuni mesi trascorsi in Inghilterra venne a stabilirsi a Roma.
Informazioni aggiuntive
| A cura di | Paolo Mathlouthi |
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