Scritta prima della “Rivoluzione del ’68”, questa spietata analisi di un pensatore conservatore ha lucidamente profetizzato la decadenza e, infine, la scomparsa della figura dell’intellettuale inteso come coscienza critica del proprio tempo.
Il declino dell’intellettuale è una delle opere fondamentali del pensatore ungherese-americano Thomas Molnar, filosofo, storico e uno dei principali esponenti del tradizionalismo cattolico del Novecento. Fu degno erede di quel ricchissimo filone di pensiero conservatore che nasce come risposta alla Rivoluzione francese, e che prese il via da Edmund Burke e, soprattutto, Joseph de Maistre: la Controrivoluzione. In questo studio sulla figura dell’intellettuale, Molnar ripercorre il processo storico avviato dai philosophes al fine di conquistare le coscienze dei più alle idee dei Lumi e descrive la nascita dell’intellettuale in rapporto alle strutture delle ideologie. Il termine intellettuale identifica, per Molnar, anche colui che rifiuta i valori della fantasia e dei sentimenti, e si compiace di considerazioni artificiose e cerebrali che acquistano tanto più importanza quanto più si allontanano dalla realtà, che resta il paradigma privilegiato di chi intellettuale non è.
Thomas Molnar (1921-2010), ungherese di nascita e americano d’adozione, ha insegnato in varie università e college americani. Storico, filosofo e politologo, è stato un attento osservatore molto critico della società dei consumi.




